Difficoltà e fascino di un dialogo tra religioni. - AVVOCATO ROTALE

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Scontro o dialogo?

Difficoltà e fascino di un dialogo tra religioni.


Pace, dialogo, tolleranza, scambio: mai come in questo periodo queste parole sono state usate, ripetute, inflazionate. Ma il problema del dialogo tra religioni diverse, del confronto tra culture e mentalità differenti, è antico quanto il mondo.

Per rimanere nell’ambito della storia occidentale, le difficoltà riguardano, è inutile negarlo, la sempre angusta convivenza delle tre grandi religioni monoteiste: il cristianesimo, l’islam, l’ebraismo.

La nostra storia è ricca di guerre, crociate, invasioni reciproche, senza contare l’antisemitismo più o meno latente nella cultura cattolica come in quella islamica.

Ricordiamo, solo per fare un esempio, la caduta di Costantinopoli nel 1453 per mano di Maometto II, principe dei turchi, inutilmente osteggiato da bizantini, genovesi e veneziani.

L’avvenimento riempie le cronache del tempo di notizie sulle crudeltà compiute dai turchi, molte delle quali talmente atroci da apparire inverosimili.

Molti principi e funzionari della Chiesa romana pensano che la cosa migliore da farsi sia prendere la armi e partire in Crociata. Un atteggiamento, quello guerrafondaio, molto comune nella storia antica come in quella moderna. Comunque, al di là di queste prese di posizione estreme, l’atteggiamento generale della cristianità è quello di una comprensibile chiusura; davanti ad una minaccia esterna come quella rappresentata dal mondo islamico, si vuole salvaguardare innanzitutto l’unità della Chiesa.

Rifiorisce in questo periodo una certa letteratura antimusulmana che non mostra quello spirito conciliatore che dovrebbe contraddistinguere l’animo cristiano.

Non dobbiamo, però, credere che i valori della tolleranza e del dialogo siano appannaggio dell’uomo moderno.

Molti, anche se non tantissimi, nel passato, si sono resi conto che non solo con la forza delle armi si può riportare la pace e la concordia tra i popoli, quanto invece con la ragione e gli argomenti persuasivi.

Si possono ricordare, ad esempio, il Dialogo fra un giudeo e un cristiano del filosofo cristiano medievale Abelardo, oppure il bel libro Kuzàri di Jehuda ha-Levì, per quanto riguarda la cultura ebraica.

Ma il testo più straordinario e interessante, riguardante il dialogo tra religioni, è senza dubbio il De pace fidei di quel remoto cardinale tedesco, Nikolaus Krebs, Nicola Cusano.

Filosofo e matematico geniale, Cusano lancia, a metà del 1400, una proposta che noi moderni chiameremmo “pacifista”: la pace e il dialogo fra religioni diverse sono necessari e possibili sulla base della fede nel Dio unico che è il centro delle grandi religioni monoteiste.

Nel testo è chiaramente espressa la volontà razionale di trovare ogni possibile argomento di accordo sia con l’islam che con l’ebraismo, tralasciando gli argomenti letterali più limitativi, ed elevandosi all’essenza dei contenuti religiosi. Lo scopo è tendere ad alleggerire le possibili divergenze sostenendo un nucleo di verità, a cui anche tutte le altre religioni non possono non consentire.

Secondo il Cusano è possibile quindi una purificazione intellettuale delle parziali verità delle singole confessioni, perché i contenuti essenziali di tutte le religioni sono fondamentalmente uguali. Trovato l’accordo per ciò che riguarda le verità essenziali, si scopre che tutte le altre diversità consistono più nei riti, nelle cerimonie, che nel culto di un solo Dio.

All’accordo finale tra religioni si perviene, poi, con il dialogo tra gli esponenti più capaci di ciascuna fede; un dialogo che si auspica possa tenersi a Gerusalemme, punto di convergenza delle grandi religioni monoteiste.

Il dialogo, in linea di principio, è sempre possibile in virtù della stessa natura umana per la quale tutti gli uomini sono uomini. In tal senso, non ci sono più differenze, non c’è più giudeo, né pagano, né musulmano. Tuttavia, ci si guarda bene dal negare la diversità di ciascun uomo con il suo simile, in una miope presa di posizione egualitaria: il mondo è dominato dalla diversità. Ma non si deve credere che ciò che è afferrabile in modo diverso sia nel diverso, cioè nell’errato. La diversità non è un concetto totalmente negativo, ma indica solo un “altro” essere, diverso in quanto come noi diviso, parziale e distinto da qualcos’altro.

Ottimistico e inattuale il pensiero di Cusano? Se è innegabile che la sua opera sia stimolata dalle vicende storiche del suo tempo, è anche innegabile che essa sia una proposta elevatissima in un periodo di crisi, nel quale, si pensi alla situazione attuale, sembra inevitabile rassegnarsi a conflitti insanabili.

Se la pace della fede rappresenta un valore ideale ancora da realizzare, è perché molto spesso la cosiddetta “guerra di religione” altro non è che un pretesto dietro il quale si celano ben altre diversità: politiche, economiche, modi di concepire la vita e il potere.

Senza contare che non può esserci intesa se ciascuno rimane fermo sulle proprie posizioni, non potendo essere il dialogo, per sua stessa definizione, unilaterale.

Ma, al di là di ogni considerazione, appare evidente che i temi della pace e del dialogo traducono un’esigenza umana, politica, sociale, religiosa ancora attuale e gli avvenimenti lo dimostrano costantemente.

Di Cristina Giuliano
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